PRESENTAZIONE DEL LIBRO


Giovedi 11 aprile alle ore 18:30 presso lo SPORTING CLUB DUE PONTI (in via Due Ponti 48, Roma) ci sarà la presentazione del libro "Animali in guerra, vittime innocenti", autore: Vincenzo di Michele.

Con la presenza di:
  • Massimo Perla, dog trainer, noto per il suo lavoro coi cani nel settore cinematografico
  • Maurizio Alessandrini, dei "Falconieri Romani" e i suoi rapaci
  • Pino Capua, presidente Antidoping Ministero dlla Salute e Federcalsio
  • Arianna Pacchiarotti, docente universinario sulla procreazione assistita, responsabile del Centro San Filippo Neri
  • Teo Achille Caprio (12 anni), attore, doppiatore e lettore di brani

Nelle due guerre mondiali ci sono stati eroi che nelle cronache e nella stroriografia sono rimasti in secondo piano: gli animali.

Vincenzo Di Michele con la sua ultima opera "Animali in guerra, vittime innocenti" racconta delle scomode verità storiche su queste bestie trascinate a forza in una guerra non loro.

Con lettere e testimonianze dei soldati al fronte, vengono narrate le storie di cani, cavalli, muli, gatti, piccioni e asini, veri e propri eroi capaci di perdere la vita a causa del legame ai loro amici che credevano fedeli: gli stessi uomini che li conducevano sui campi di battaglia.

Nessuna di queste bestie - scrive Di Michele - fu risparimata al suo destino naturale. Dalle sperimentazione per la creazione di esseri ibridi attraverso gli incroci tra animali e, addirittura, tra uomo e scimmia, al loro utilizzo come kamkaze, fino a quelli trucidati selvaggiamente nei mattatoi, queste bestie vennero trascinate a forza in una guerra che non gli apparteneva, e non ebbero alcuna scelta se non quella di obbedire al vile egoismo umano.

Dov'erano gli uomini mentre si commettevano codeste infami e crudeli barbarie ai danni di bestie innocenti ?

Animali in guerra


Scritto col consueto stile sobrio e diretto dell'Autore, questo libro colma un vuoto importante della storia militare di tutti i tempi: l'impiego di animali in guerra. L'Autore si è esaustivamente documentato presso numerose fonti, ed ha fatto tesoro dei racconti degli ultimi reduci da lui conosciuti in occasione della redazione dei suoi precedenti libri di storia militare.

Quanta acqua beve un mulo in un giorno ? Quanto mangia ? E un cane ? Domande interessanti a cui il libro risponde, anche se oggi ormai la guerra non si fa più coi piccioni viaggiatori per recapitare i messaggi. Epperò sono dati storici importanti tanto per i moderni militari del giorno d'oggi, quanto per gli appassionati di storia, che finalmente scoprono aspetti a cui non avevano mai pensato leggendo altri resoconti.

Il libro non esclude dal racconto gli animali "indesiderati": pulci e cimici hanno fattivamente preso parte agli eventi bellici molestando i soldati durante la loro già sacrificata vita al fronte, in ambienti sempre ostili e in condizioni igieniche spesso disperate.

Gli animali sono anche stati utilizzati per cercare di diffondere epidemie nei territori nemici, e così innocenti bestie venivano infettate nella prospettiva di trasmettere malattie pestilenziali andando a colpire anche i civili.

Colombi viaggiatori: mosse e contromosse. Utilizzati per il recapito dei messaggi, contenuti in piccole capsule legate alle zampette, i colombi svolgevano la loro importantissima funzione grazie al loro istinto naturale di tornare al luogo dove erano nati, a qualsiasi distanza venissero rilasciati dai militari al fronte. Ma i colombi erano preziosi anche per i nemici, per cui questi cercavano di abbatterli in volo o attirarli in trappole con un mangime bene in vista, trappole che non passavano inosservate specialmente se il viaggio di ritorno era molto lungo e i colombi avevano molta fame.

I colombi catturati dal nemico fornivano sia il messaggio (che però era usualmente crittografato, quindi inutile) quanto un buon pasto, perchè questi volatili non potevano essere "rieducati" a lavorare per il nemico stesso. Liberarli avrebbe significato solo fare un favore al nemico.

I cani ebbero ruoli non secondari in guerra, tra cui la ricerca e il soccorso dei feriti.

Tutti i disegni qui riprodotti, una piccola parte di quelli presenti nel libro, sono dello storico Renzo Santinon a cui va il ringraziamento dell'Autore.

Il libro di Vincenzo Di Michele tratta numerose specie di animali, tra cui gli animali del deserto, e copre aspetti storici anche molto antichi come le guerre in Mesopotamia e la venerazione dei gatti nell'antico Egitto.

Il libro non trascura gli esperimenti sugli animali, con elencazione di pratiche sconvolgenti portate avanti per studi definitivamente immorali ed improponibili.

Il mulo: due capitoli sono dedicati al "vero amico dell'uomo", come scrive l'Autore, ma spesso anche sacrificato e maltrattato. Il mulo sprofondato nel fango è un mulo stremato, spesso fatto risalire alla superficie con metodi brutali. Ma il mulo è stato anche l'animale a cui i soldati, specialmente gli Alpini, si sono maggiormente affezionati nel corso delle guerre.

Molto è stato scritto sulla sorte di questi quadrupedi nella tragica ritirata degli italiani (CSIR e ARMIR) dalla Russia, e l'Autore dedica un capitolo a questo aspetto della storia militare, così come altre pagine del libro trattano dei cavalli, cugini dei muli, e dei cavalieri.

Io, prigioniero in Russia


Recensione del libro che racconta l'apocalisse di un soldato semplice inviato sul fronte russo nel 1942, uno dei pochi soldati prigionieri che sono tornati vivi in patria, ed uno dei pochissimi che ha scritto un diario delle proprie memorie.

Il libro racconta le vicende di Alfonso Di Michele scritte da lui medesimo pochi mesi prima di morire, nel 1993. Queste memorie sono state raccolte dal figlio, Vincenzo, e da lui pubblicate nel 2008 in un libro per i tipi dell'editore MEF di Firenze. Quindi innanzitutto va un "grazie" a Vincenzo Di Michele per averci reso partecipi del diario del padre.

Quando si parla di memorie del fronte russo il pensiero si porta automaticamente su Giulio Bedeschi e le sue Centomila gavette di ghiaccio, libro che non necessita di alcuna presentazione, e che ho letto due volte. Le memorie di Alfonso Di Michele, prigioniero in Russia, si collocano in modo complementare rispetto alle memorie di Giulio Bedeschi, nel senso che ci sono delle differenze di intenti narrativi per le quali i due racconti non si sovrappongono: Bedeschi era un ufficiale medico (richiamato) mentre Di Michele era un soldato semplice. Bedeschi, a differenza di Di Michele, non fu fatto prigioniero. Bedeschi ha fatto un quadro storico della sua campagna di Russia, mentre Di Michele ha raccontato principalmente una ricca serie di dettagli di vita quotidiana, che costituiscono il vero interesse del libro. Leggendo "Io, prigioniero in Russia", quindi, si apprendono cose diverse rispetto a "Centomila gavette di ghiaccio".

Leggendo il libro di Di Michele, ad un certo punto, si è richiamato alla mia memoria anche un altro libro molto famoso: "La spia sul tetto del mondo", di Sydney Wignall. Quando si leggono i passaggi di Di Michele sulle metodologie operative dei combattenti comunisti russi, sembra di leggere le pagine di "La spia sul tetto del mondo" a proposito dei combattenti comunisti cinesi. I due libri, scritti in epoche diverse e da autori molto diversi tra loro, si rafforzano l'un l'altro quando si tratta di descrivere il cieco fanatismo e le tecniche di lavaggio del cervello utilizzate da entrambe le grandi Nazioni.

Il libro di Di Michele è diretto, spontaneo e sincero, scritto dall'Autore in età matura, e quindi è molto obiettivo, scevro di quei risentimenti "a caldo" che, a detta dello stesso Autore, avrebbero potuto distorcere la narrazione. Di Michele, comunque, nonostante abbia scritto le sue memorie a distanza di 50 anni, è lucidissimo e dimostra di ricordare molto bene i fatti. E come avrebbe potuto dimenticarli, d'altra parte ! Si devono essere stampati nella memoria, a lui ed agli altri Reduci. Dalla prefazione di suo figlio si evince che i Reduci non amassero parlare del passato, pur ricordandolo molto bene, come risulta anche dalla testimonianza di Dante Muzi nella parte iniziale del libro. E' chiaro che i Reduci hanno visto e vissuto vicende umane troppo infernali per essere dimenticate, ma anche troppo infernali per poterne parlare.

Nella narrazione di Alfonso Di Michele vi sono passaggi commoventi, ed altri che fanno riflettere. Quando lui si trova in ospedale, privo dell'uso delle gambe per 4 mesi, uso che poi egli per fortuna riprenderà, Di Michele si chiede "perchè ?". Questo è il grande interrogativo. Oggi conosciamo bene la storia della dittatura fascista, e sappiamo bene che la risposta alla sua domanda è "per nulla". Ma nel 1943 nessuno poteva saperlo con certezza, nemmeno Churchill. E meno di tutti potevano saperlo i combattenti stessi, mandati allo sbaraglio con equipaggiamenti inadeguati alle circostanze, che sono stati causa primaria della massima parte delle morti, quelle per sfinimento e congelamento.

E i Reduci, poi, sono stati beffati 2 volte: sono andati al massacro per nulla, e quando sono tornati in patria, i pochi che sono tornati vivi, spesso a piedi, dopo anni, a guerra finita, non hanno trovato più il fascismo e la monarchia che li avevano spediti al fronte russo, ma un regime diverso che ha ignorato (se non addirittura condannato, come ignobilmente ha fatto Togliatti) il loro impegno per la patria dalla quale sono partiti per un dovere istituzionale pienamente legittimo, quello di andare in guerra quando la patria lo ordina. Eppure i combattenti sono stati trattati come se i responsabili della guerra fossero stati loro, e non il fascismo e la monarchia. Ma quegli eroi come potevano sapere... e soprattutto come potevano evitare di andare in Russia ? Semplicemente: non potevano evitarlo.

Le memorie dei Reduci fanno riflettere sulle miserie della condizione umana, miserie che tutti vogliono giustamente dimenticare, ma altrettanto giusto è il contrario: ricordare per non ripetere gli stessi errori. Quindi questi libri andrebbero imparati a memoria, non semplicemente letti, da coloro che governano le nazioni. So di pretendere troppo, naturalmente: queste persone sono ben occupate in altre faccende, e nella quasi totalità dei casi non hanno nemmeno nozioni storiche elementari.

Una considerazione finale: il fisico dei Reduci tornati vivi doveva essere d'acciaio, tipo Walter Bonatti sul K2, per aver resistito alle fatiche, alle temperature, ed allo stress cui sono stati sottoposti. E' veramente un miracolo che tanti Reduci siano ritornati. Gli altri, quelli col fisico meno resistente, sono morti per nulla, ma non sono stati per questo meno eroici degli altri.

Cefalonia, io e la mia storia


La storia è quella dell'Autore stesso, Vincenzo di Michele, il cui prozio fu uno degli sfortunati soldati italiani che non tornarono da Cefalonia. In questo suo nuovo libro, l'Autore presenta una grande attenzione nel trattare un argomento delicato, quello dei dispersi. La storia ha una componente autobiografica, presenta alcuni episodi divertenti, ma soprattutto l'Autore fa precisi riferimenti storici e li arricchisce di testimonianze significative.

Non ci sarebbe bisogno di spiegarlo, perchè si tratta di una cosa ovvia, ma penso nessuno si è mai fermato seriamente a riflettere sul fatto che al termine di una guerra la sorte di ciascun singolo soldato può essere una sola di queste tre possibilità: il soldato è tornato vivo, il soldato è morto, il soldato è disperso. Il primo caso è ovviamente il più felice, mentre nel secondo prima o poi i familiari se ne fanno una ragione e la vita continua.

E' proprio del terzo caso, quello dei soldati dispersi, che l'Autore ne descrive con sensibilità la vita dei familiari, i suoi stessi familiari, la cui vita si è fermata nell'attesa del ritorno del congiunto amato.

Un soldato che al termine della guerra non è tornato vivo a casa, e che non è stato dichiarato ufficialmente morto dalle autorità militari, quel soldato risulta "disperso", una condizione indefinita che lascia spazio a molte possibilità e ad altrettante speranze, e per i familiari la speranza del ritorno non muore mai, anche se dopo dieci, venti o trenta anni sarebbe logico e legittimo supporre la morte di quella persona.

Di tanti libri di storia che ho letto fino ad oggi, nessuno ha mai parlato di questa situazione intermedia tra la vita e la morte, che pure ha segnato la vita di decine di migliaia di famiglie italiane negli anni del post-guerra.

Il libro ripercorre diversi eventi storici della seconda guerra mondiale e alterna le vicende quotidiane della vita della famiglia dell'Autore, nella perenne attesa del ritorno del prozio, con verità storiche di cui alcune sono emerse solo recentemente.

La storia di Cefalonia per grandi linee è nota a tutti. In questo libro l'Autore la ripercorre con numerosi dettagli e finalmente descrive, con una chiarezza convincente che non ho trovato in altre descrizioni, il reale andamento delle relazioni tra il comando italiano e quello tedesco, con gli italiani che inizialmente non volevano arrendersi, ma che poi si sono arresi (tutti i dettagli sono nel libro), e con i tedeschi che quindi li hanno fatti prigionieri e per punizione (per non essersi arresi subito) hanno iniziato ad ammazzare ufficiali e soldati italiani fin quando, stanchi loro stessi di quella barbarie, decisero di inviare i superstiti in Germania a lavorare.

Qualche migliaio di italiani fu imbarcato su diversi vascelli diretti in Germania, ma non tutti arrivarono a destinazione. Qualcuno urtò su un banco di mine, un altro fu silurato e, negli affondamenti, morirono qualcosa come tremila italiani.

Nel libro è presente la bella testimonianza tratta dal diario di uno dei sopravvissuti a questi affondamenti, Carlo Ronci, che rappresenta un raggio di sole nel triste quadro dei fatti di Cefalonia. Carlo Ronci, come moltissimi altri reduci, tornò a casa dopo anni dal termine della guerra, e quindi probabilmente anch'egli fu dato per inizialmente disperso. Un altro reduce di cui al termine della guerra non si avevano notizie fu anche il padre stesso dell'Autore: quell'Alfonso Di Michele che, reduce dalla campagna di Russia, tornò a casa a piedi dopo molti mesi dal termine della guerra.

Dall'esame dei fatti di Cefalonia, e non solo, riguardo alle truppe tedesche non si può fare di tutta l'erba un fascio, perchè molti soldati tedeschi si sono letteralmente rifiutati di sparare sui civili o comunque di uccidere in azioni non di guerra, e per questo parecchi di loro sono anche stati trucidati dai propri stessi commilitoni. Ma non tutti si sono rifiutati: la maggioranza dei soldati della "grande" Germania ha eseguito ordini criminali e luttuosi su gente inerme. Per questo e per le altre note efferatezze di questi criminali in divisa, la Germania va ricordata come nazione priva del senso dell'onore, e la clemenza dimostrata verso i tedeschi nel dopoguerra è stata un'offesa per i milioni di morti che il nazismo ha causato, tra cui anche le migliaia di morti del tristissimo e indimenticato massacro di Cefalonia. Onore ai caduti, disprezzo e ignominia agli esecutori.

Vincenzo Di Michele


Vincenzo Di Michele , detto Enzo, Scrittore, Giornalista Pubblicista, è nato e vive a Roma. Coniugato con Carla Guiso, Avvocato, specializzata negli scioglimenti matrimoniali presso i Tribunali Ecclesiastici, madre dei suoi figli: Matteo, Marco e Tommaso.

Laureato in Scienze Politiche indirizzo Politico Amministrativo con la votazione di 110/110 all'Università di Roma "La Sapienza", ha pubblicato numerosi scritti sulle disposizioni legislative, ed in particolare, sulla normativa del Codice della Strada nelle riviste : M.A.D, Professione Camionista, Il Centauro, Nautica, Windsurf, Vela e Motore, Informatore Agrario. E' stato progettista e consulente per la realizzazione di Centri Educazione Stradale per bambini e di un parco scuola itinerante presso il "Parco Scuola del Traffico di Roma" ( S. I. C.E. S). Nel 2006 ha presentato il libro "La Famiglia di Fatto" (Ed. Firenze Atheneum), un saggio mirato all'analisi e alla risoluzione delle problematiche economiche e sociali della convivenza more uxorio come ad esempio, la tutela dei beni nel caso della scomparsa del partner e anche il problema dell.abitazione comune.

Nel 2008, in memoria di suo padre Alfonso, originario di Intermesoli frazione di Pietracamela, piccolo paese in provincia di Teramo alle pendici del Gran Sasso, ha pubblicato "Io, Prigioniero in Russia" edito da Maremmi Editori e sucessivamente edito nel 2010 da "La Stampa", con un un successo nazionale di oltre 50.000 copie vendute. Tale libro - tratto dal diario di suo padre Alfonso a proposito della sua avventura bellica in Russia nella II guerra mondiale - ha inoltre conseguito i seguenti riconoscimenti:

  • Dicembre 2008: Ringraziamento del Presidente della Repubblica per la preziosa testimonianza storica;
  • Aprile 2009: Vincitore Premio di Cultura e Vita Alpina .Gen.Div.Amedeo De Cia. per l.attenta ed accurata opera letteraria delle memorie del familiare reduce dalla prigionia in Russia;
  • Dicembre 2009:Vincitore Premio Baiocco Speciale per la Memoria storica;
  • Novembre 2010: Vincitore premio 3° classificato ex aequo premio letterario .Giovanni Gronchi. Pontedera Edizione 2010;
  • Dicembre 2010: Conferita la Segnalazione d.onore per il Premio Firenze 2010.Nel novembre 2009, gli è stato assegnato per la sezione Cultura .Il Premio Nazionale Nomentum ..

    Nell Aprile del 2011 con il libro "Io prigioniero in Russia" è stato Vincitore 2° classificato ex aequo Premio letterario "Franco Bargagna". Nel 2010 ha pubblicato "Guidare Oggi", edito da Curiosando Editore; libro dal genere letterario utile a livello cognitivo e pratico con specifiche nozioni di guida. In tal contesto, l'Autore, ha ben pensato di raggruppare le sue competenze in materia, realizzando un libro di forte interesse per chiunque sia in possesso di patente. Un manuale per le insolite problematiche stradali e con i quesiti più impensati (circolazione dei camper, trasporto delle imbarcazioni su strada e windsurf, assicurazioni, nuovi segnali europei, trasporto bambini su due ruote, ecc..). "Guidare Oggi" è dedicato al nipote dell'Autore, Manuele Murgia, prematuramente scomparso a causa di un incidente stradale.

    La predetta opera ha ricevuto l'apprezzamento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l'encomio del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Altero Matteoli per il contributo apportato nell azione mirata ad arginare il fenomeno delle stragi stradali nonché la partecipazione attiva del Presidente dell.AIFVS (Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada) Giuseppa Cassaniti Mastrojeni. Nel 2011, ha pubblicato "Mussolini finto Prigioniero al Gran Sasso" una laboriosa inchiesta storica con corposa bibliografia e con novità inedite riguardanti la prigionia di Mussolini a Campo Imperatore giacchè sulla detenzione del Duce al Gran Sasso sussistevano e sussistono, situazioni da chiarire. Nessuno infatti è tutt'oggi a conoscenza quali siano state le vere intenzioni del Re e di Badoglio nei confronti della sorte del Duce. Si doveva consegnare alle forze anglo americane ? O altrimenti si era già d.accordo con i Tedeschi?

    In merito a tale ultima ipotesi, Vincenzo Di Michele con comprovata documentazione degli archivi di stato arricchita peraltro da fonti giornalistiche del primo dopoguerra e da testimonianze dirette di chi era presente in quel settembre 1943, ha in parte riscritto la storia di quei giorni turbolenti evidenziando anche alcuni tasselli mancanti nel resoconto storico. Nel marzo 2013 ha pubblicato la biografia ufficiale di Giuseppe Wilson, storico giocatore della Lazio con oltre 400 presenze con la maglia biancoceleste, nel libro "Pino Wilson, vero capitano d'altri tempi" editore Fernandel.

    Nel mese di Giugno del 2014, ha pubblicato la sua ultima novità editoriale "Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota" editore Fernandel, un'analisi mirata alla tematica dell'annullamento dei matrimoni religiosi presso i tribunali ecclesiastici. In quest'inchiesta a largo raggio sono stati esaminati i presupposti che rendono non valido il matrimonio. Soprattutto nel dettaglio, sono stati analizzati i costi che si devono affrontare e gli eventuali oneri aggiuntivi al Tribunale della Rota Romana nonchè si è menzionato del patrocinio gratuito per coloro che non dispongono di grandi redditi. E' stata approfondita la problematica della cessazione di ogni sostegno economico a favore dell'ex coniugue giacché le sentenze di nullità religiosa hanno validità anche in ambito civile e specialmente, si è smentita la credenza secondo cui l'annullamento dei matrimoni religiosi sia nella pratica, un cosiddetto "divorzio cattolico" riservato alle alte Autorità e ai soli personaggi VIP. Attraverso casi documentati, sono stati riportati più di trenta esperienze di vita dei partner nella loro relazione coniugale, dove per il verificarsi di alcuni vizi, ( l'infedelta, la gelosia, l'omossessualità, l'infertilità, l'esclusione della prole, l'impotenza, i comportamenti sessuali trasgressivi, la ninfomania, il maschilismo, l'immaturità e l'esclusione della prole) hanno in seguito ottenuto in sede giudiziale, lo scioglimento del loro matrimonio religioso e di conseguenza anche in ambito civile, attraverso il procedimento di delibazione.

    Nel 2015 ha pubblicato "L'ultimo segreto di Mussolini" (Ed. Il cerchio). Una tesi revisionista sull'Operazione Quercia del 12 settembre 1943 che portò alla liberazione di Mussolini a Campo Imperatore. C'era infatti un accordo sottobanco tra il governo Italiano e i tedeschi. Sempre nel 2015 ha pubblicato in inglese il libro "The last secret of Mussolini, The undercounter pact between Badoglio and the German" (Ed. Il cerchio).

    Nel 2017 ha pubblicato il libro "Cefalonia, Io e la mia storia", casa editrice "Il Cerchio". Questo romanzo autobiografico ripercorre la storia di quei giorni nel settembre del 1943, raccontando fatti realmente accaduti tutti ruotanti sull'eccidio di Cefalonia dei soldati italiani della "divisione Acqui" e con delle testimonianze inerenti alcune vicende successive allo sterminio operato dai tedeschi.

    Nel 2008 "Io, Prigioniero in Russia" edito da Maremmi Editori e nel 2010 da "La Stampa" e successivamente edito nel 2019 da "La Repubblica" nella raccolta "Enciclopedia degli Alpini"; oltre 50.000 copie e vincitore di numerosi premi per la preziosa testimonianza storica.

    Nel 2019 pubblica "Animali in Guerra, Vittime innnocenti" edito da il Cerchio.

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